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L’Uomo sarebbe rimasto uno schiavo
se il cavallo non lo avesse reso un Re”

(Elwyn Hartley Edwards)





I nostri antenati che 20.000 anni fa disegnavano nelle grotte il cavallo colpito da frecce, augurandosi di poterlo catturare durante la caccia essendo una preda ambita, non avrebbero mai immaginato che ruolo importante avrebbe avuto questo animale nella storia dell'uomo.

Inizialmente il cavallo venne usato come animale da tiro, successivamente si capì che poteva essere adoperato anche per viaggiare, cacciare e guerreggiare. Pitture rupestri (4000/1600 a.C.) trovate in siti del Sahara algerino, riproducono carri leggeri a due ruote trainate da cavalli. Nello stesso periodo, tra i popoli delle steppe nel cuore dell'Asia ,venivano allevati e usati cavalli piccoli e robusti per trainare carri.
Considerati fenomenali e fondamentali per scopi bellici, i carri con i cavalli si diffusero rapidamente. L'Egitto sviluppò carri maneggevoli e stabili in velocità, e per guidarli avendo le mani libere di tirare con l'arco, gli egizi portavano redini legate al petto, in questo modo frenavano e spronavano il cavallo con movimenti del tronco. Il comando al cavallo veniva dato per mezzo di briglie, a cui era attaccato un musetto che comprimeva la cartilagine nasale dell'animale, oppure venivano usati dei filetti laterali, dove vi era un morso avvolte fornito di uncini che conficcandosi nelle guance del cavallo diventavano crudeli strumenti di controllo.

La simbiosi tra l'uomo e il cavallo si concretizzò, già in epoca greco-classica, nel mito dei Centauri. Esseri con la testa, busto e braccia umane ed il resto del corpo completamente equino, i Centauri abitavano con le proprie femmine e i loro figli nelle foreste poste alle pendici dei monti.
Si nutrivano di carne cruda ed erano inclini a rapire e ad abusare con violenza delle donne. Sotto tale aspetto, i Centauri avrebbero rappresentato il simbolo della parte selvaggia dell'uomo.

I cavalli trainano il carro del sole, e all'astro sono consacrati. Nell'iconografia classica dell'antica Grecia il carro del sole è tirato da quattro destrieri bianchi, mentre quello della luna da quattro buoi dalmanto pezzato. Il cavallo diviene l'attributo principale del dio Apollo, nella sua qualità d'auriga della biga solare.

Il cavallo è' connesso sia al fuoco, come spesso è indicato in gran parte della mitologia nordica ed europea continentale, come all’ all'acqua nei miti classici greco-levantini. E' il veicolo principale del trasporto delle anime degli eroi nel paradiso nordico del Wahallah, cavalcatura preferita dalle Valchirie solari.
Tenebroso e lunare è’ il mezzo di trasporto delle anime dei morti nell'Ade greco, negli Inferi, nella profondità delle viscere della terra. E' alleato primario delle divinità del sonno eterno.

Le antiche tradizioni dei popoli dell'Europa continentale hanno conservato, nella letteratura e nel senso del magico della natura, l'immagine del cavallo come animale dai poteri misteriosi, poteri che suppliscono a quelli dell'uomo quando essi si arrestano particolarmente al momento della morte.In tal senso, si ritrova il cavallo che svolge molteplici funzioni peculiari degli sciamani, soprattutto grazie alla credenza che l'animale fosse un profondo conoscitore dell'Oltretomba."i cavalli della morte", o "cavalli segnali di morte", sono presenti anche nella mitologia celtico-irlandese e in quella greco-mediterranea.
I "cavalli della morte" furono rappresentati sempre di colore nero ed identificati nella maggioranza dei casi con il demonio, con un dannato o con l'anima sofferente di un trapassato.



NELLO BOCCI



LIVIO CONTA



MASSIMO ARZILLI



PIETRO ARCHIS

SERGIO PODDIGHE






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